INTRODUZIONE

Nella sua osservazione sul corso della vita dell’uomo, la cosiddetta biografia, Rudolf Steiner il fondatore dell’Antroposofia ha sottolineato l’importanza del ritmo settennale della vita.
Circa ogni sette anni, ad iniziare dalla nascita, avviene una quasi totale rigenerazione cellulare nell’organismo fisico. Nel primo periodo di vita questa rigenerazione risulta più accentuata e va poi lentamente decrescendo, col passare degli anni, finché il decadimento cellulare prende decisamente il sopravvento sulla rigenerazione cellulare e subentra la vecchiaia.
I primi tre settenni, quelli che si svolgono dalla nascita ai 21 anni circa, sono quindi caratterizzati da una tumultuosa crescita del corpo fisico, specialmente nel bambino piccolo, che non si riscontrerà più nel proseguo dell’esistenza.
Sembra del tutto ovvio dire che il bambino deve crescere ed è del tutto naturale che aumenti di statura e di peso ma ciò può avvenire proprio perché la rigenerazione cellulare sovrasta quantitativamente, in questo periodo di vita, la demolizione cellulare.

Ogni rigenerazione alla fine di un settennio significa di fatto un cambiamento corporeo a cui deve corrispondere anche un riequilibrio con la parte psichica.
In ciascun individuo tale riequilibrio avviene ogni settennio grazie all’azione svolta dal proprio Io, il cui compito è quello di organizzare e riorganizzare le parti costitutive dell’essere umano.
In modo specifico tutto questo significa per il bambino una vera e propria presa di possesso della sua configurazione sia fisico che psichica.

PRIMO SETTENNIO

Lo sviluppo del corpo fisico

Il primo periodo di vita, compreso fra la nascita e il cambio dei denti, è caratterizzato da una veloce crescita del corpo fisico.
Il compito degli adulti consiste solamente nell’accompagnare, nell’aiutare amorevolmente la crescita del piccolo “uomo in divenire”, poiché questa fondamentale, importantissima funzione viene svolta in maniera supremamente saggia dalla Natura stessa.
E’ infatti molto importante il periodo che va dalla nascita fino ai sei, sette anni circa, poiché si formano le tre strutture fondamentali del corpo fisico umano.
In ordine di tempo esse sono:

  1. Cervello e organismo nervoso entro il terzo anno di vita.
  2. Apparato cardio-respiratorio (cuore e polmoni) entro il quinto anno di vita.
  3. Organi del ricambio (intestino, fegato, reni, ecc…) entro il settimo anno di vita.

Nel proseguo della crescita, che terminerà attorno ai vent’anni, gli organi di questi tre sistemi continueranno a crescere e maturare, ma verrà aggiunto ben poco a ciò che è già stato formato nel primo periodo di vita che risulta essere per tale motivo molto importante.
Grazie alle conoscenze comunicate da Rudolf Steiner questi tre sistemi organici sono correlati a tre forze animiche che vengono così denominate:

  • il pensare che si rapporta con l’attività delle percezioni sensoriali,
  • il sentire che comprende il variegato mondo dei sentimenti,
  • il volere che comprende gli atti, le azioni compiute.

Per comprendere ulteriormente le relazioni delle tre attività psichiche basta osservare come
esse interagiscano con l’organismo fisico.

  1. Il cervello deve appoggiarsi all’apparato percettivo sensoriale e a quello nervoso che permettono la manifestazione del pensare.
  2. Cuore e polmoni possono svolgere la loro azione grazie all’attività della respirazione e circolazione, correlate a loro volta al mondo dei sentimenti. A conferma di ciò basti pensare a come forti emozioni possono cambiare sia il ritmo della circolazione che quello della respirazione.
  3. Gli organi del ricambio, grazie ai processi di assimilazione e rigenerazione, permettono la crescita e la formazione del corpo fino a vent’anni circa ed il mantenimento della vita fisica nel proseguo degli anni.

Il processo del mantenimento in vita all’interno del corpo, si può esplicare grazie ad un incessante movimento esterno influenzato direttamente dalle membra, braccia e gambe.
Sono le membra con il loro movimento che stimolano gli impulsi di volontà.

L’inizio delle differenziazioni.

Fino all’inizio della permuta dei denti tutti questi processi organici sono strettamente uniti.
Verso la fine dell’ultimo anno della scuola materna però la capacità percettiva del bambino già comincia ad ampliarsi ed a differenziarsi. Il mondo dei sentimenti inizia ad emanciparsi dalle condizioni dell’organismo corporeo.
Infine la volontà che fino a quel momento era indirizzata a tutto l’ambiente circostante e ne era influenzata in modo generico, indifferenziato inizia ora a concentrarsi verso precisi compiti.
La volontà é pronta ora ad accogliere altri stimoli provenienti dall’esterno.
Il bambino dal mondo del gioco del Giardino d’infanzia, comincia a prepararsi fisicamente per iniziare a frequentare una vera Scuola e il segno più evidente, come già detto, é l’inizio del cambio dei denti ma c’é ancora dell’altro.
Quest’ultimo processo è anche l’inizio di un cambiamento di fondamentale importanza per il proseguo della vita: una parte delle forze di crescita infatti si metamorfosano in potenzialità cognitive poiché con l’inizio della scuola primaria (elementari e medie) le potenzialità dell’attività pensante devono divenire capacità.
Affinché questo processo avvenga però occorre un adeguato metodo pedagogico-didattico basato su una precisa conoscenza dell’essere umano in divenire.

Metodo pedagogico e ritmi

E’ essenziale tener conto di questo presupposto, di come avvenga cioè la crescita dell’essere umano per non incorrere in errori educativi.
Fino ai vent’anni circa si può senza dubbio osservare, come detto, che il processo fisico di maggior rilievo é la crescita del corpo fisico.
Quest’ultima, come tutto ciò che interessa il corpo fisico stesso, avviene secondo una legge che regola qualsiasi forma di vita: è la legge dei ritmi e nel primo periodo di vita questi si manifestano alternando la loro azione tra momenti di ingrossamento e di allungamento del corpo.

Nei primi due anni di vita diversi studi (1* hanno rilevato come sia predominante la dimensione della testa rispetto al tronco e alle membra.
Dai due ai cinque anni avviene poi il primo ingrossamento del tronco e dai cinque ai sette anni il primo allungamento che interessa soprattutto le membra.
Quest’ultimo processo indica che il bambino è pronto per iniziare la scuola primaria anche se la vera e propria maturità scolastica cresce lentamente nei primi anni di scuola, dalla prima alla terza classe, ovvero dal sesto al nono anno.

Interventi educativi

Come si è già detto, in questo primo settennio quindi la maggior parte delle energie del bambino è finalizzata alla formazione del proprio corpo fisico.
Alla luce di queste ultime considerazioni, quali strumenti educativi sono i più idonei per questo compito?
Per trovare risposta a questa domanda si deve iniziare da una attenta osservazione, senza cioè pre-giudizi, degli elementi caratterizzanti questa prima fase di vita del bambino e la più evidente, indiscutibile manifestazione è proprio la crescita del suo corpo fisico.
Essa deve ricevere perciò particolare attenzione, deve divenire il punto di riferimento più importante per qualsiasi azione educativa riguardante il primo settennio.
Ne consegue allora che lo strumento principale per aiutare la sana crescita del bambino è il movimento perché, tramite esso, il bambino ha la possibilità di iniziare a conoscere il mondo che lo circonda.

All’inizio della vita il bambino è in simbiosi con il mondo esterno, non sa infatti distinguere se stesso dal mondo, vuole sempre tutto afferrare, tastare in una parola compiere esperienze.
In questa prima fase per lui è indifferente voler afferrare con la mano protesa la luna, un giocattolo o il fuoco. Saranno le esperienze che bambino compie nell’incontro con il mondo a stimolare il suo interesse, a voler partecipare attivamente alla fluente vita del mondo stesso, cominciando a selezionarle.
Tale attiva partecipazione si manifesta in una seconda fase tramite il gioco, tramite l’istintiva capacità di giocare del bambino.
Si può allora affermare che il mondo partecipa, tramite il gioco, al suo divenire poiché quando il bambino gioca elabora il mondo esterno. Per gioco s’intende naturalmente quello vero, quello che comprende il movimento corporeo del bambino, che mette in moto tutto il suo corpo fisico.
Il movimento non gli crea soltanto la possibilità di relazionarsi col mondo esterno ma l’incontro con esso compiuto tramite il gioco, stimola anche il mondo interiore del bambino facendo sorgere la fantasia.

Movimento, gioco, fantasia sono disposizioni innate di cui il bambino, o come viene denominato da Rudolf Steiner l’ uomo in divenire, si serve sia per la crescita armoniosa del suo corpo fisico che per la maturazione del suo mondo interiore.
Tali disposizioni sino innate nel bambino, gli sono donate, non sono una sua conquista. Esse però hanno bisogno di essere coltivate, curate, protette, stimolate dall’educatore proprio come farebbe un bravo giardiniere rispetto alle tenere piantine affidate alle sue cure.
Da tutte queste osservazioni l’educatore deve comprendere che il suo compito consiste semplicemente nel proteggere e aiutare in questo primo periodo di vita l’operato compiuto dalla Natura stessa. Rispetto al saggio operare della Natura quello dell’educatore può essere definito un compito indiretto. Egli non deve impedire con un’educazione non adatta tutto ciò che è naturale istinto di crescita del bambino.
Qualunque intervento non adeguato che impedisca la libera manifestazione dei contenuti essenziali della vita infantile e che, da un’attenta osservazione, risultano essere movimento corporeo, gioco, fantasia può causare nocive conseguenze nel proseguo della vita, quando il bambino sarà diventato adulto.

Come dunque può intervenire l’educatore in modo diretto se lo vuole aiutare nella sua crescita?
Per aiutare in modo attivo e diretto lo sviluppo corporeo e psichico del bambino, sempre nel rispetto della libera esplicazione della sua natura e nella protezione di questa, l’adulto può educare servendosi di interventi importantissimi.
Se ne possono brevemente elencare alcuni tra i più importanti.

Il primo è l’esempio dato dagli adulti educatori poiché il loro comportamento serve da stimolo all’innata capacità di imitazione del bambino.
Occorre fornirgli anche una sana alimentazione, la cura del ritmo lungo l’arco della sua giornata, l’attenzione al suo bisogno di movimento compiuta con mezzi adeguati come i giocattoli naturali, la stimolazione del suo mondo interiore per mezzo di attività artistiche, il racconto di fiabe selezionate secondo l’età.
É da sottolineare come la fiaba, vero e proprio nutrimento per l’anima, deve diventare il momento centrale della mattina, nella scuola materna e, nell’ambito familiare il momento centrale della sera.

Con la fine del primo settennio, in rapporto a nuovi cambiamenti dell’organismo fisico, gli interventi educativi si devono adeguare per accompagnare nel migliore dei modi il nuovo periodo di vita che dovrà percorrere il bambino nel passaggio dal secondo al terzo settennio, per divenire ragazzo e poi adolescente.

M. Giovanni Peccarisio

L'Educazione dei primi tre settenni – Il Primo Settennio

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